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Brevettare una nuova figura Professionale - Il Pedagogista Tecnologo

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La trasversalità meta-tecnologica del pedagogista


Approfondire la parola "comunicazione" significa analizzare molteplici aree tematiche: dalla gestione delle attività di comunicazione alle nuove frontiere della comunicazione pubblica come i nuovi ruoli di internet nell'elaborazione, nelle trasmissioni, alle strategie di marketing.
Nell'attuale società bisogna rispondere all'esigenza di integrare i percorsi formativi e professionali del personale impegnato nelle attività di comunicazione pubblica e istituzionale al fine di migliorare l'efficacia e l'efficienza di ogni attore coinvolto in questo strategico ruolo comunicazionale.
Gli elementi circostanziali che influiscono e facilitano i canali di ricerca possono appoggiarsi all'immagine: guardare, visionare, studiare figure come rappresentazioni di racconti storici in differenti ambientazioni sociali, di territorio, di conoscenza. Da questo processo s'innesca quel meccanismo di scavo dove stile, valori, competenze fissano le immagini come veri racconti immaginando "il cosa, il come, il perché".1
In un comune ambito di studio bisogna attuare un confronto scientifico dove, nel nostro caso specifico, la storia, la letteratura, la tecnologia s'intersecano facendoci domandare:

a)
Quale ruolo gioca,
b) Qual è il rapporto con il territorio,
c) Quale aspetto umanistico e tecnologico è usato,
d) Quali dispositivi si usano per un'indagine storica, sociale,
e) Quali tecnologie educative vengono considerate.


Tutti cambiamenti che formano e indirizzano a macroprocessi che ci riconducono a spirali comunicazionali del passato, del presente, della nostra quotidianità. L'obiettivo dell'attività educativa è formare l'uomo, non vi è infatti libertà e felicità nell'integrità della persona se non all'interno di un ambiente affettivo che sfocia nella politica, nella costruzione di una società libera e felice. Si potrebbe addirittura dire che la formazione della tendenza della società civile, politica ed economica porta a una netta specializzazione dei compiti. La divisione del lavoro tende ad aumentare considerevolmente nell'età moderna, per raggiungere il suo culmine con l'industria. La società esprime il bisogno di specialisti, di uomini con compiti definiti, che abbiano competenze sempre più approfondite nei singoli campi.
Non si può tralasciare la metamorfosi che la diffusione delle nuove tecnologie ha richiesto nei giovani: possedere un p.c. a casa non è più solo una comodità o un passatempo da sfruttare, ma un fatto di responsabilità nei confronti dei giovani che si rapportano con una nuova tecnologia che non è altro che il passaporto per una futura carriera lavorativa.2
La tecnologia condiziona le nostre vite, anche l'educazione non si può sottrarre alla ferrea legge del digitale e insieme alla tecnologia sono un binomio che si sta sempre più rafforzando nella società moderna: due concetti strettamente legati.
Occorre essere aggiornati e studiare sempre di più per sapersi muovere in un mondo complesso e in questo quadro emerge quanto sono importanti lo studio e l'apprendimento: non solo i bambini e i ragazzi devono poter studiare di più e meglio, ma anche gli adulti sono sottoposti a un continuo processo di formazione per cui se da una parte la tecnologia espande le potenzialità dell'uomo, dall'altro lo obbliga a inseguire continuamente le novità tecnologiche e a rimanere costantemente aggiornato.3
L'esperienza insegna che i bambini si avvicinano al computer in modo naturale poiché spesso l'approccio degli adulti con la tecnologia non è stato privo di difficoltà, ci si meraviglia del fatto che i bambini sembrano quasi "nati con il mouse in mano", la verità è che l'approccio dei bambini è completamente diverso. In molti istituti scolastici negli anni passati sono stati varati vari progetti per l'alfabetizzazione informatica inseriti in un contesto di comunicazione. I ragazzi, attraverso i videogiochi, trovano spesso il modo di sviluppare la propria abilità nel risolvere i problemi, nel reagire a situazioni inaspettate, nel prendere coscienza delle regole, insomma nell'applicare la intelligenza, iniziano ad interagire, a comunicare, cominciano a sperimentare la multimedialità da protagonisti.
Per fortuna possiamo dire che oggi è ben difficile trovare qualche ragazzo che affronti l'università senza mai aver interagito con un computer, anche perché proprio le caratteristiche didattiche dell'università, la libertà che viene concessa ai ragazzi di studiare secondo le modalità da loro ritenute migliori, crea le premesse per una partecipazione attiva della tecnologia nell'esperienza formativa dello studente.
Quindi non solo computer ma anche e soprattutto Internet con le sue innumerevoli risorse, la possibilità di scambiare informazioni con altri studenti senza necessariamente incontrarsi, l'opportunità di colloquiare e chiedere collaborazione anche ad altri enti, istituti o aziende per iniziare quella comunicazione personale, formale, istituzionale che durerà per tutto l'arco della vita.4 Bisogna saper unire le diverse identità pedagogiche, amalgamarne i ruoli, le esigenze, le realtà, le diverse dimensioni culturali, senza perdere il campo d'indagine (non disperdersi).
Messaggi che trasformano la nostra storia in un futuro "attuale" fruibile in maniera collaborativa, rimandando a produzioni visive, a laboratori, a quei transiti indispensabili che in questi ultimi anni si sono incuneati in modo trasversale nel nostro immaginario. Bisogna criticizzare l'ambito di studio andando a ricreare quel segmento di ricerca dove la figura del pedagogista e ultimamente anche con la figura del tecnologo inserito nel campo di ricerca:

a) Una proiezione per comunicare;
b) Una proiezione per collaborare;
c) Un'indagine per indagare;
d) Un'indagine per scavare;
e) Un'indagine per selezionare;
f) Un'indagine per ricostruire.

La storia ha una sua "storia" dove un passato e un presente sono attentamente visionate dalla figura del Pedagogista e del meta-pedagogista (la figura che va oltre con finalità interpretative per farla riparlare con le nuove forme linguistico - tecnologiche di oggi tenendo in considerazione il "divide" tra origine e originalità).5
Attualmente bisogna aiutare ed aiutarsi ad una crescita individuale con degli obiettivi pratici che possano delineare la nostra strada metodologica di ricerca attuando una forma di scavo, una forma di privilegio, una forma di "scarto sapiente": non apprendere più passivamente ma educare attivamente, il che significa che bisogna rivolgere la nostra attenzione alle nuove aperture di studio con l'ausilio delle tecnologie per comprendere rigide strutture in nuove e attuali metodologie educative.6 Nuovi studi, nuove ricerche, nuove strategie relazionali, confluiscono nella circolarità tra territorio-società considerando aspetti formativi che viaggiano parallelamente alla nostra trasformazione.
Nella cultura pedagogica si allineano le differenti chiavi di lettura che implicano processi formativi innovativi e strategie didattiche che confluiscono in una cultura orale e in una cultura collabotativa a 360° dove si "incontrano" le tecnologie e i suoi aspetti trasversali in nuovi contesti di trasmissione collaborativa do i bisogni di destinatari sempre più dinamici, sempre più attenti alle innovazioni ampliano lo scenario in maniera sempre di più innovativa. Considero perciò Internet non il futuro, bensì il presente che unisce lo storico al futuro stesso convogliando domande, chiarimenti degli utenti in forum di discussione, dove tutto e tutti sono indirizzati alla fruibilità autonoma o collaborativa di spunti (una navigabilità circolare a 360° in modo multi-direzionale). Analizzando la fonte essa si descrive, indica una provenienza, cosa è stato prodotto per essere esibito, cosa è stato prodotto come ricerca personale in fasi, su riflessioni, per modalità.7
Il peda-tecnologo con il suo "slargamento" visivo di più orizzonti può cogliere mutamenti, fratture, precisi momenti che possono essere stati deviati da un percorso originale a vantaggio di un dato profilo sociale-culturale.8 Tuttavia non ritengo di poter trarre delle conclusioni facendomi così condizionare da vantaggi o svantaggi in un momento di crescita, in quanto tutto conduce ad una grande quantità e qualità di stimoli, di approfondimenti, di momenti di riflessione che implicano una sempre maggior coscienza che l'interscambio ci porta: ricordiamoci della cassetta degli attrezzi che deve essere sempre a portata di mano, ricordiamoci sempre di unire il passato al presente, ricercare il nostro raccontare di ieri in un raccontare di oggi dove la storia può essere la relazione con la rete di domani.9

1 Cfr. Devoti (1997)
2 Cfr. Andrianopoli C. (1996)
3 Cfr. Marengo (2004)
4 Cfr. Simone (2000)
5 Cfr. Chiosso (2001)
6 Cfr. Trentin (2005)
7 Cfr. Dazieri (2004)
8 Cfr. Nobile (1990)
9 Cfr. Rambaudi (1996)

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Il Pedagogista Tecnologo nel suo agire...

La divulgazione del sapere attraverso la rete, la possibilità di interagire con il multimediale cambiano e ampliano in maniera reticolare sinergie e simmetrie riferite ai nuovi contesti formativi.
L'acronimo T.A.S.C.A. (Territorio, Ambiente, Società, Contesto, Ambito) si origina dalla riflessione e dalla consapevolezza sempre più definita che l'uomo vive in una piccolissima parte di mondo, parte di un universo più ampio, ricco di molteplici credenze, culture, tradizioni. All'origine di questa consapevolezza vi è l'entrata nel mondo moderno e post moderno, l'avvento della globalizzazione, la diffusione delle TIC, la possibilità di definire il mondo un "villaggio globale", all'interno del quale regna la comunicazione virtuale e a distanza. Tutto questo ha reso chiaro il concetto di Cosmopolitismo, che già nel corso della storia ha trovato terreno fertile per attivare continue trasformazioni che si intrecciano con la T.A.S.C.A.: l'uomo percepisce, agisce facendo ruotare attorno al suo modo di vivere le sue scelte, le sue azioni, le sue relazioni trasformandolo continuamente.
Considerando questa nuova metodologia comunicativa di relazione, si offre una chiara e nuova chiave di lettura per far capire come nel nostro quotidiano si impone la ridefinizione della

trasmissione del sapere e del suo agire, dall'essere sapienti all'essere agenti,dalla sua teoria alla sua manualità.
Entra così nello scenario didattico-educativo la figura del pedagogista-tecnologo il quale progetta, implementa, valuta l'intero processo di apprendimento e di insegnamento in termini focalizzando specifici obiettivi nei contesti didattici attuali, confrontandosi nel campo dell'apprendimento e della comunicazione umana. La nuova figura pone l'accento sull'importanza dell'educare in modo attivo, eliminando l'apprendimento passivo di un tempo, lasciando spaziare il lettore/discente in una sua tras-form-azione sempre più dinamica.
Questa sua dinamicità ridefinisce alcuni concetti epistemologici di questa nuova figura:

a) Il Pedagogista, nello specifico il Pedagogista Tecnologo, unitamente ad atre figure professionali, contribuisce a fornire una più articolata lettura dei sempre più complessi problemi educativi in quanto individua ed indica le nuove modalità operative da applicare in una società trasformista; la pratica didattica, interdisciplinare, laboratoriale e operativa si basa anche sul nuovo contesto delle TIC e del web.

b) Tali competenze consistono nella individuazione dei bisogni e degli ambiti rispetto ai quali avviare una ricerca-azione e nel predisporre le risorse e gli strumenti necessari per condurle in una T.A.S.C.A. de-formante;

c) Il Pedagogista Tecnologo, per espletare le sue funzioni, utilizza i metodi, le tecniche e gli strumenti della ricerca educativa inseriti nei nuovi ambiti dell'Education on line, prediligendo la relazione tra teorico e pratico, tra competenze ed esperienze;

d) La ricerca-azione condotta dal Pedagogista Tecnologo è promotrice di sperimentazioni, di nuove organizzazioni di lavoro che necessitano al "live sociale";

e) Il Pedagogista Tecnologo quindi è un esperto in varie tecniche della ricerca educativa, imposta i piani di ricerca-azione, li conduce, realizzandoli in sinergia con gli attori sociali;

f) Il Pedagogista Tecnologo è pertanto un professionista di formazione pluridisciplinare che opera in tutti gli ambiti in cui si svolgono i processi educativi, formativi dell'individuo e della collettività; è attento ai cambiamenti e cresce con essi, si pone all'interno del processo evolutivo della persona adattando i progetti operativi in una società in continua evoluzione, promuovendo, con interventi concreti ed efficaci tutto ciò che serve a superare l'emarginazione e il digital divide;

Nella comunicazione si apre la relazione, ovvero la relazione con l'altro è già implicita nella stessa esistenza umana. Ogni persona è "una", "nessuna" e "centomila", come insegna Pirandello. L'identità personale, quello che noi pensiamo di noi stessi e quello che pensiamo che gli altri pensino di noi, si mette assieme, pezzo dopo pezzo, in tutti gli scambi di parole e azioni che abbiamo con gli altri esseri umani.

Presentazione Power Point in the classroom: Il Terzo Millennio

Deposito Brevetto

Ieri

Nuove prospettive di ricerca nei settori della pedagogia,

"L'educazione non dovrebbe essere una preparazione alla vita, ma la vita stessa".
(Anthony de Mello)


Oggi si trovano sempre meno spazi, meno occasioni per gli incontri, pertanto urge la riconquista di ambiti di confronto nei diversi scenari di ricerca individuando una comune strategia in spazi culturali differenti. Gli elementi circostanziali che possono agevolare i canali di ricerca, possono appoggiarsi all'immagine: guardare, visionare, studiare figure come rappresentazioni di racconti storici in differenti ambientazioni sociali, di territorio, di conoscenza.
L'esigenza di pensare ai processi formativi in maniera strategica, ossia orientati allo sviluppo delle risorse umane articolando percorsi formativi, è uno strumento di supporto a coloro che stanno attraversando un momento critico nel processo didattico. Intendere la formazione come sistema di gestione a supporto dello sviluppo delle risorse umane significa intervenire in modo mirato alla prevenzione del disagio individuale. Perciò problemi specifici come prendere decisioni, sviluppare la conoscenza di sé, migliorare il proprio modo di relazionarsi agli altri, incentiva il concetto di responsabilità individuale sul gruppo. L'apprendimento collaborativo si ha quando esiste una reale interdipendenza tra i membri del gruppo nella realizzazione di un compito, un impegno nel mutuo aiuto, un senso di responsabilità verso il gruppo e i suoi obiettivi. Gli studenti possono accedere a dei materiali comuni, come file, software e oggetti multimediali e possono collaborare allo svolgimento di compiti assegnati o progetti, con una certa libertà di interpretazione,di movimento,di obiettivi. La collaborazione in tempo reale permette un accesso simultaneo ai contenuti. Nei contesti collaborativi di fondamentale importanza è la mediazione tra il docente e gli studenti. Compito del docente è quello di organizzare, facilitare e monitorare lo svolgimento delle attività didattiche e il clima di collaborazione considerando n.8 fasi ben precise in un piano didattico-formativo:

a) IDEARE, progettare e realizzare interventi formativi;
b) PROGETTARE per competenze (percorsi formativi individuali);
c) ACQUISIRE metodologie e tecniche di monitoraggio e valutazione dei percorsi formativi erogati;
d) CONOSCERE i criteri di utilizzo didattico dei "giochi d'aula";
e) INTEGRARE, con una visione globale la rete e le sottoreti;
f) EROGARE in maniera efficace ed efficiente i percorsi formativi;
g) EFFETTUARE interventi di riparto delle competenze.

Bisogna saper unire le diverse identità pedagogiche, amalgamarne i ruoli, le esigenze, le realtà, le diverse dimensioni culturali, senza perdere il campo d'indagine (non disperdersi).
Messaggi che trasformano la nostra storia in un futuro "attuale" fruibile in maniera collaborativa, rimandando a produzioni visive, a laboratori, a quei transiti indispensabili che in questi ultimi anni si sono incuneati in modo trasversale nel nostro immaginario.Le immagini, e tutto quello che rappresentano, non sono altro che vettori dai duplici passaggi: un libro, molte voci, molte interpretazioni, infiniti viaggi rendono l'immagine deposito di metafore che "affondano" nel nostro immaginario.Le immagini sono collegate le une alle altre da un "filo rosso" dimostrando che il nostro punto di vista ha una "flessibilità storica" dinamica ed evolutiva:

1) Utilizzare i vantaggi per la propria crescita
2) Utilizzare gli svantaggi per accrescere il nostro senso critico
3) Utilizzare la circolarità della storia
4) Utilizzare sempre valori storici (le fonti)
5) Utilizzare il senso educativo storico
6) Utilizzare il senso educativo pedagogico
7) Utilizzare il senso educativo tecnologico

Sicuramente bisogna fare riferimento alla originalità della nostra storia, per conferirgli quello spessore educativo indispensabile alla nostra modernità e dare una fruttuosa e innovativa ricerca delle fonti (da uno scavo storico ad un recupero funzionale di ricerche attuali che si devono continuamente sovrapporre per delimitare una precisa interpretazione del tessuto originale di consultazione).È necessario chiederci in che modo dobbiamo, oggi, ricercare il metodo per l'interpretazione delle fonti tenendo presente:

a) Come sono state influenzate le ricerche delle fonti in quel dato momento storico.
b) Come sono state interpretate.
c) Come sono state costruite.
d) Come sono state esportate.
e) Con quale dottrina educativa si sono inserite e proposte in quel dato contesto sociale.
f) Tenere in considerazione di "divide" tra origine e originalità.

Bisogna criticizzare l'ambito di studio andando a ricreare quel segmento di ricerca dove la figura dello storico si deve necessariamente amalgamare sia con la figura del pedagogista e ultimamente anche con la figura del tecnologo inserito nel campo didattico per potersi attener alla circolarità delle finalità pedagogiche a 360°.
Le fonti, le illustrazioni, le fonti storiche, attraversano competenze diverse, confluiscono nella circolarità tra adulto-bambino considerando aspetti formativi che amalgamo territorio, contesti sociali, contesti storici che viaggiano parallelamente alla nostra trasformazione.
Il piacere alla lettura, il piacere all'auto ascolto si incuneano nella cultura pedagogica facendo allineare le differenti chiavi di lettura che implicano processi formativi innovativi e strategie didattiche che confluiscono in una cultura orale e in una cultura visiva verso il senso dell'immagine nell'immaginario soggettivo.Analizzando gli aspetti fondativi del modello educativo fascista ci si accorge che la narrativa-educativa viene impostata parallelamente alla strategia propagandistica del regime imponendo un modello educativo di partito.
Educare, apprendere per immagini sono i continui richiami alla massiccia indottrinazione di matrice fascista, una propria strategia di un linguaggio figurativo-espressionistico- pedagogico dove lo spazio temporale viene intuito attraverso le immagini, le raffigurazioni pittoriche, le strategie editoriali e sono la veicolazione di sensazioni, di emozioni che sono arrivate a noi con rigore metodologico enfatizzando il forte intreccio tra la politica scolastica e la politica di regime.Pertanto ricercare il vissuto, scandagliare nelle fonti il generale e il particolare, reperire materiale pervenutoci da biblioteche, da archivi, da memorialisti, da reperti iconografici, da pubblicazioni ministeriali, da iniziative patriottiche fanno parte di quel filone di indagine inerente al nostro territorio, al nostro costume, nonché alla globalizzazione in atto.
Per una chiara interpretazione delle fonti e delle varie modalità d'approccio globale si intende sostenere:

a) L'ideologia storica del momento,
b) L'attenzione al vissuto,
c) L'attenzione al condizionamento,
d) L'attenzione ai contesti territoriali,
e) L'attenzione alla collaboratività,
f) L'attenzione della storia nella storia.

Lungo il mio personale percorso formativo ho avuto modo di "incontrare" le tecnologie e i suoi aspetti trasversali inserendo in un nuovo contesto di trasmissione collaborativa i bisogni di destinatari sempre più dinamici, sempre più attenti alle innovazioni (ampliare lo scenario delle fonti in maniera innovativa).Considero perciò Internet non il futuro, bensì il presente che unisce lo storico al futuro stesso convogliando domande, chiarimenti degli utenti in forum di discussione, dove tutto e tutti sono indirizzati alla fruibilità autonoma o collaborativa di spunti (una navigabilità circolare a 360° in modo multi-direzionale). Analizzando la fonte essa si descrive, indica una provenienza, cosa è stato prodotto per essere esibito, cosa è stato prodotto come ricerca personale in fasi, su riflessioni, per modalità.Il Pedagogista con il suo "slargamento" visivo di più orizzonti può cogliere mutamenti, fratture, precisi momenti che possono essere stati deviati da un percorso originale a vantaggio di un dato profilo storico. Tuttavia non ritengo di poter trarre delle conclusioni facendomi così condizionare da vantaggi o svantaggi in un momento di crescita, in quanto tutto conduce ad una grande quantità e qualità di stimoli, di approfondimenti, di momenti di riflessione che implicano una sempre maggior coscienza che l'interscambio ci porta: ricordiamoci della cassetta degli attrezzi che deve essere sempre a portata di mano, ricordiamoci sempre di unire il passato al presente, ricercare il nostro raccontare di ieri in un raccontare di oggi dove la storia, la propria storia, il proprio vissuto può essere la relazione con le fonti di domani.
...."La nostra civiltà si basa sulla molteplicità dei libri; la verità si trova solo inseguendola dalle pagine di un volume a quelle di un altro volume, come una farfalla dalle ali variegate che si nutre di linguaggi diversi, di confronti, di contraddizioni e forse in futuro ci saranno altri modi di leggere che noi non sospettiamo. Mi sembra sbagliato deprecare ogni novità tecnologica in nome dei valori umanistici in pericolo; una società più avanzata tecnologicamente potrà essere più ricca di stimoli, di scelte, di possibilità, di strumenti diversi, e avrà sempre più bisogno di leggere, di cose da leggere e di persone che leggano" (Italo CALVINO, Lezioni americane).Ricordiamo allora di non tendere troppo quel filo di color rosso che è il conduttore delle nostre emozioni, dei nostri ricordi, della nostra vita in una storia che continuerà in un tempo indefinito, un filo rosso che attraversa e ci tiene ben saldi alla nostra unicità di uomini.


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