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Edmondo De Amicis - Viaggio tra Belle E'poque e Futurismo Ediz.Impressionigrafiche

Edmondo De Amicis è una figura più che mai studiata ed interpretata, pertanto il lavoro avrebbe potuto correre il rischio di risultare scontato, Flamminio ha saputo dare un taglio nuovo: ha colto una linea conduttrice tra il mondo educativo deamicisiano e la sfera storico iconografica non tralasciando il fattore "modernità" tra il periodo di una belle èpoque e di un nascente futurismo.
Le implicazioni alle quali si lega il nome di Edmondo De Amicis sono così molteplici da lasciar individuare nella sua figura, meglio forse che in ogni altra a lui contemporanea, le sfaccettature di un'epoca di sedimentazione della raggiunta unità nazionale nella storiografia e nella cultura, epoca nella quale vengono a galla anche gli aspetti più ordinari dello "spirito italico". Edmondo non fu soltanto scrittore, e non necessariamente fu scrittore eccelso; fu piuttosto l'interprete, in netto anticipo su altri, di una nascente industria culturale all'interno della quale tenne un ruolo unico con un best seller che ancor oggi alimenta discussioni. Ma se Cuore fissa un'immagine precisa di De Amicis, nella quale la funzione dell'"educatore" ha una sua centralità, occorre rilevare - anche dopo la celebrazione del centenario della morte dello scrittore (2008) - la coerenza (la circolarità, si direbbe) con la quale la sua opera viene organizzandosi nell'arco di quarant'anni, dai primi bozzetti di La vita militare fino agli ultimi, soprattutto Cinematografo cerebrale (uscito nel 1909).
La fedeltà di Edmondo a se stesso passa d'altro canto attraverso prove e svolte che difficilmente riscontreremmo in altri "grandi" della Nuova Italia. Sua è la straordinaria invenzione, almeno in Italia, di quella figura dell'inviato speciale il cui giornalismo avvicina a sponde lontane e a personaggi altrimenti difficilmente accostabili una borghesia desiderosa di evadere. Ma è anche l'uomo che a quel ceto tenta di offrire l'idea di un percorso di maturazione e di "miglioramento civile", intercettando, non a caso, nei suoi scritti, le due istituzioni all'epoca maggiormente formative, l'esercito e la scuola. Non soltanto: mentre altri si atteggiano a vati, De Amicis inquadra con onestà di sguardo due grandi fenomeni di massa quali l'emigrazione e le lotte sociali, arrivando a collocarsi all'interno del nascente movimento socialista. Ha anche la fortuna di incontrare un editore sensibile come Emilio Treves, che non soltanto ne rispetta le bizze, ma dota i suoi libri di un sussidio iconografico di notevole prestigio.
Pure, se la ricorrenza del centenario ha un poco riacceso l'interesse per Edmondo, è parso utile, anche alla luce delle ultime risultanze emerse e delle discussioni che hanno suscitato, compiere una ulteriore verifica della portata del "lascito" deamicisiano non tanto e non solo nella letteratura ma nella cultura italiana e nel suo svecchiamento. Abbiamo formulato un paio di ipotesi di lavoro. Le abbiamo formulate in ordine, in primo luogo, all'adesione di De Amicis alla massoneria e alle influenze che le idee di questa hanno avuto sulla sua produzione, senza cadere nell'interpretazione semplicistica e liquidatoria della cultura di matrice cattolica. In secondo luogo, abbiamo sottolineato come nei lavori pubblicati e non (ci riferiamo al Primo Maggio) successivi all'adesione al movimento socialista nel 1892, l'appartenenza alla massoneria abbia svolto un ruolo determinante. Queste due ipotesi, connesse fra loro, non inficiano il giudizio che su De Amicis va dato da un punto di vista specificamente letterario e da quello del costume italiano.
La bibliografia di De Amicis - intendendo non solo le prime edizioni delle sue opere, ma anche quelle successive, magari illustrate mentre le prime non lo erano, e le antologie di lui - e la bibliografia a proposito di De Amicis sono sterminate. Ci siamo volutamente attenuti all'essenziale, privilegiando gli scritti utili per la comprensione del suo "caso". Abbiamo seguito un ordine cronologico nell'esame degli scritti di Edmondo, senza pretendere di dare allo stesso esame, neanche alla lontana, il carattere di una biografia, pur se critica, ma cercando solo di contestualizzare il suo pensiero e la sua scrittura, ricavando cioè dal lavoro un ritratto "a tutto tondo" dell'uomo, indispensabile a coglierne pregi e difetti.
Quanto all'iconografia abbiamo cercato di individuare tutti gli artisti che hanno collaborato, con Treves o con altri editori, alla realizzazione delle opere di De Amicis. Ci siamo sforzati di inquadrare, quando possibile, i loro lavori e di dare, cosa abbastanza difficile, notizie biografiche. Queste ultime sono contenute nelle note a piè di pagina. Siamo riusciti anche a dare notizia di un "dibattito" importante, sia pure indiretto, tra artisti del calibro di Arnaldo Ferraguti e Gaetano Previati a proposito del rapporto tra i libri e le illustrazioni e tra queste e i lettori, dibattito che certamente ha coinvolto, almeno nei suoi contenuti, l'attività di molti altri. Si tratta solo di un cenno, che speriamo apra la strada a serie ricerche su un terreno a tutt'oggi ine-splorato.

Copertina

I fortunati sono undici, non contando il capitano... E ci stringiamo tutti in un gruppo con il nostro biglietto numerato alla mano,che fa nascere subito tra di noi una familiarità di compagni d'avventure... "Dove andremo a cascare? In qualche crepa di ghiacciaio,o di un lago? O ci andremo a infilare nei pini del Brunig? Il cuore non mi dice niente di buono"… Finalmente cade la catena che chiude il passaggio e per un ponte mobile montiamo sulla navicella, dove il capi-tano distribuisce le nostre gravità in modo da mantener l'equilibrio … Una voce grida : - Attention! - Tutti si voltano da una parte, dove scopro la principale ra-gione per cui molti si decidono a quel viaggio: una grande macchina fotografica rivolta verso di noi. Tutti prendono delle impastature d'arconauti temerari.
- C'est fait ! Grida il fotografo … Il capitano da un fischio, sei inservienti in uni-forme staccano a un punto dagli anelli le sei corde che ci agganciavano al pianeta … E il pallone si solleva.
Ricordi d'Infanzia e di Scuola - 1901


Edmondo De Amicis

Presentando un'antologia di scritti deamicisani, Pino Boero ha notato che De Amicis è stato "osannato dai contemporanei, venerato dai giovani e dai vecchi di molte generazioni e solo successivamente denigrato e trasferito sul versante dell'ironia e della dissacrazione periodica".
Nell'introduzione abbiamo cercato di dire qualche cosa di più o di più preciso. Ci siamo collocati nel solco di ciò che lo stesso Boero ha spesso sostenuto e abbiamo ripetuto che De Amicis fu l'interprete, in anticipo su molti altri autori, della nascente industria culturale. È questo tra l'altro il motivo per il quale ci siamo soffermati più a lungo sul periodo che, dalla Vita militare (1868), arriva al Cuore e a Sull'Oceano (1889). Al termine del nostro lavoro possiamo confermare que-sta caratterizzazione. Essa è un segno costante dell'attività di De Amicis, anche per quanto concerne i suoi aspetti più riusciti: nella bozzettistica infatti egli rivelò una freschezza di stile che tradusse una notevole e onesta, cosa rara anche nell'Ottocento, sensibilità di uomo e di intellettuale; qua e là, considerando perfino le sue opere di maggior peso editoriale, si fece strada in lui perfino una tendenza alla sperimentazione, sia di forma sia di contenuto, affrontata con risultati che fanno dei suoi scritti documenti significativi del tempo. Dalla redazione di Sull'Oceano e fino alla morte, tuttavia, agirono in lui anche altri fattori.
Agì, in primo luogo, quello dell'impostazione massonica dei problemi sociali, tesa a mascherare le differenze e gli antagonismi di classe sotto la coltre dell'umanitarismo o a indirizzare le manifestazioni di queste stesse differenze e antagonismi all'interno di atteggiamenti populisti. È vero che in certi momenti della storia postunitaria la massoneria si fece anche portatrice delle istanze di una sinistra borghese parlamentare che - pur debole, piena di paure, inconseguente ed estremamente litigiosa al suo interno - pensava a una forma di organizzazione del consenso sociale consona alle esigenze della crescita industriale a scapito delle rendite parassitarie e alla proiezione di questa stessa crescita oltre i confini, anche se l'umanitarismo caratteristico delle Logge le spingeva a preferire un inserimento pacifico dell'Italia nel "concerto" internazionale. Ne derivarono riforme importanti, anche se parziali rispetto agli obbiettivi scelti e stentate quanto a procedure di realizzazione.
Su De Amicis agì, in secondo luogo, la particolare ricezione da parte del Partito socialista italiano dell'ideologia della Seconda Internazionale. Se questa ideologia contrappose, fino al punto di considerarli alla lunga antitetici, il programma "massimo" della rivoluzione sociale e il programma "minimo" di tutela delle condizioni di vita, di lavoro e di lotta dei lavoratori, i dirigenti del movimento socialista italiano, - con poche eccezioni (nell'ultimo capitolo abbiamo ricordato quella, per esempio, di Antonio Labriola) - si appropriarono fin da subito della contrapposizione e la esasperarono fino a rivelare una congenita incapacità a portare oltre le secche di un "socialismo del cucchiaio" le reazioni dei proletari e dei contadini poveri alla politica della borghesia e della monarchia. Fu così anche per le componenti di sinistra del partito, nel quale tra l'altro la presenza di massoni, e in tutte le tendenze, fu in ascesa fino alla guerra di Libia del 1911. I socialisti di sinistra, con in prima fila quanti tra loro erano massoni, vincolati da una disciplina delle Logge considerata superiore a quella del partito, si limitarono a essere intransigenti nelle proclamazioni delle tornate elettorali e nei comizi di piazza in genere, mentre furono sempre transigenti in quelle che erano chiamate le "questioni amministrative", cioè nei rapporti concreti con la sinistra borghese, con il governo e perfino con le forze di destra, purché "presentabili".
Il massone De Amicis, cui è difficile addirittura attribuire sentimenti repubblicano, non restò fuori da tutto ciò. Nella sua stessa attività di scrittore - da Cuore al Primo Maggio (gli opuscoli con i discorsi e le conferenze, come la raccolta Lotte civili, confermano ampiamente l'assunto) - gli effetti dei due fattori ai quali abbiamo fatto riferimento non furono positivi. Certo, anche nella fase precedente, risorgimentale e immediatamente successiva all'unità nazionale, si era manifestato in lui il peso della cultura dominante e delle sue interne contraddizioni, ma come uno sfondo nel quale la capacità di realizzare descrizioni ed esprimere sensazioni sulla realtà che viveva ed osservava con occhio attento aveva trovato più spazi.
Il protrarsi nel tempo del successo di De Amicis derivò, da un lato, dal suo essere in sintonia, anche grazie all'ambiguità caratteristica di molti suoi testi, con il pubblico dei lettori e con la sua emotività e, dall'altro lato, cosa altrettanto importante, dalla traduzione in termini letterari del bisogno della Nuova Italia di creare una intelligena, ma omogeneizzandola su temi tutto sommato innocui.
Non riteniamo di aver sostenuto nulla di definitivo sulla vicenda di lui e sulle sue opere. Ripetiamo però che le nostre ipotesi di interpretazione sono basate su alcuni fatti incontestabili, per lo più trascurati dalla critica.
Auspichiamo solo che queste ipotesi siano ulteriormente e meglio approfondite. Concordiamo con quanto affermato da Maria Carla Andrianopoli Cardullo:
Conoscere le opere che le generazioni di ieri hanno letto significa comprendere e valutare la nostra età e, ancora, indicare la via di formazione autentica delle nuove generazioni, da intendere come esauriente presa di coscienza del proprio passato e come capacità creativa di un futuro a misura della persona.

Edmondo


Recensione Prof. Antonio Carranante

Questa ampia monografia risulterà utile agli studiosi da diversi punti di vista, che cercherò di evidenziare e riassumere col minor numero possibile di parole.
Prima di tutto Flamminio dice cose interessanti sui rapporti (consapevoli e programmatici, non certo lasciati al caso) di De Amicis col suo pubblico, coi suoi lettori. Commentando ad es. una lettera riportata già nella biografia di Gigli (Torino, UTET, 1962), Flamminio scrive: "Altro che languori![...]. La missiva all'editore si poneva precocemente in una logica che sarebbe divenuta comune per la cultura di massa, che a partire dal mondo anglosassone si sarebbe identificata con il best-seller e con il libro "di consumo", prodotto dotto di talvolta prevalenti specificità extraletterarie"(p.16).
Poi saranno da ricordare i giudizi espressi da Flamminio sul De Amicis odeporico: "I suoi libri di viaggio (si legge ad es. a p. 23), peraltro, sono quel che sono: impressionistici resoconti che appaiono di un onesto e sentimentale giovane di provincia, uscito da un'accademia militare, che sapeva tuttavia abbinare curiosità, discreto fiuto per la "notizia", capacità di divulgazione e rare doti di autenticità".
Per quanto epidermico e superficiale potesse essere il De Amicis reporter, gli va comunque riconosciuto, a giudizio di Flamminio, il merito d'aver saputo cogliere "quella volontà di confronto con altre realtà che cominciava ad affacciarsi nelle giovani generazioni, prese nell'incertezza post-risorgimentale. Non è in ogni caso questione di esterofilia o esterofobia, quanto di apertura mentale"(p.25).
Sicché Flamminio sottopone a profonda revisione l'ironico negativo giudizio dato da Croce nel 1914 sui libri di viaggio, di De Amicis ma anche di altri (e cfr. pp. 127-sgg.).
Anche le pagine sulla questione sociale e soprattutto quelle sui problemi scolastici (pp.37-sgg.) meriterebbero una disamina approfondita, così come andranno segnalate per equilibrio e chiarezza le numerose pagine (43-70) nelle quali lo studioso fa "reagire" le vicende personali e familiari dello scrittore con i fatti più rilevanti della storia d'Italia e d'Europa. L'ammirazione di De Amicis per il Manzoni (e il suo incontro con lo scrittore a Milano nel 1866), il rapporto per certi aspetti sorprendente di De Amicis con Tarchetti (l'autore di Una nobile follia, opera antimilitarista per eccellenza), l'influsso subìto, non solo dal punto di vista linguistico e stilistico, del giovane De Amicis nel suo soggiorno a Firenze, i rapporti di De Amicis con altri intellettuali, come Salvatore Farina, le reazioni anche molto negative suscitate dai suoi libri di successo (successo che ad es. a Scarfoglio appariva determinato proprio dai difetti della prosa deamicisiana: cfr. p. 166), tutti questi ingredienti fanno del libro di Flamminio un non spregevole strumento di lavoro. All'interno della produzione odeporica di De Amicis - ed anche questo mi è sembrato un modo nuovo di affrontare il problema- Flamminio sa disegnare una parabola, una dimensione diacronica, con la svolta decisiva dei Ricordi di Parigi, che pur rappresentando un testo minore, "testimoniano l'evoluzione di Edmondo da un punto di vista intellettuale e perfino letterario in un confronto a tutto tondo con la cultura dell'epoca, preparando anche il terreno a quello che sarà il significato comunemente indicato come pedagogico delle sue prove successive e particolarmente dell'opera maggiore, destinata ad un successo senza precedenti"(p.154).
Anche l'affiliazione di De Amicis alla Massoneria(pp.183-sgg.), e la sua adesione al socialismo sono rapportate a quello che Flamminio chiama "l'intento pedagogico"(p.203). Sicché Sull'oceano, Cuore e il Romanzo di un maestro appaiono a F. strettamente uniti dall'adesione alle idee massoniche e socialiste, anche se non gli sfuggono, occorre aggiungere, le differenze a volte molto profonde fra queste diverse opere(p.224). Per concludere, sulla "vexata quaestio" della mancata pubblicazione di Primo maggio, Flamminio mostra di attenersi alle pagine di Dino Matovani (1909) e si distacca molto polemicamente dall'interpretazione di Sebastiano Timpanaro (pp.235-sgg.), attribuendo infine a Cinematografo cerebrale (uscito nel 1909), senza esagerarne però l'importanza, un significato di "riscatto"(p.245).



Bibliografia

La presente bibliografia non ha pretesa di completezza e comprende solo le edizioni delle opere di De Amics, che abbiamo consultato.

Opere di Edmondo De Amicis

E. De Amicis, Marocco - disegni originali di Stefano Ussi e C.Biseo, Milano, Fratelli Treves Editori, 1876.

E. De Amicis, Il Vino- Undici conferenze,Torino-Roma, Ermanno Loescher, 1880.

E. De Amicis, Costantinopoli - illustrato da C. Biseo, Milano, Fratelli Treves Editori, 1882.

E. De Amicis, Gli Amici, Vol,I-II., Milano, Fratelli Treves Editori, 1883.

E. De Amicis, Ricordi di Parigi , Milano, Fratelli Treves Editori, 1886.

E. De Amicis, Alle Porte d'Italia, Fratelli Treves Editori, 1888.

E. De Amicis, Sull'Oceano con 191 disegni di Arnaldo Ferragutti, Milano, Fratelli Treves Editori, 1890.

E. De Amicis, Il romanzo di un maestro, Milano, Fratelli Treves Editori,1890.

E. De Amicis, Amore e ginnastica, Milano, Fratelli Treves Editori, 1892.

E. De Amicis, Questione sociale- Raccolta di articoli da il grido del popolo di Torino, Milano, Fratelli Treves Editori, 1894.

E. De Amicis, Spagna, Firenze, G.Barbera Editore, 1894

E. De Amicis, La maestrina degli operai, Milano, Fratelli Treves Editori, 1895

E. De Amicis, Emmanuel Philibert a Pignerol, Geneve, Ch.Eggiman & C Editeurs,1895.

E. De Amicis, La Lettera Anonima - Illustrata da Mainardo Pagani e Ettore Ximenes, Milano, Fratelli Treves Editori, 1896.

E. De Amicis, In America, Roma, Enrico Voghera Editore, 1897.

E. De Amicis, Speranze e glorie:Le Tre Capitali: Torino, Firenze e Roma, Catania, Edizione Giannotta, 1898.

E. De Amicis, La carrozza di tutti, Milano, Fratelli Treves Editori, 1899.

E. De Amicis, Ricordi d'Infanzia e di Scuola, Milano, Fratelli Treves Editori, 1901.

E. De Amicis, Capo d'Anno - Pagine parlate, Milano, Fratelli Treves Editori, 1902.

E. De Amicis, L'idioma gentile, Milano, Fratelli Treves Editori, 1905.

E. De Amicis, Nel Regno del Cervino-Nuovi bozzetti e racconti, Milano, Fratelli Treves Editori, 1905.

E. De Amicis, Ricordi d'un viaggio in Sicilia, Catania, Cv.Nicolò Giannotta Editore, 1908.

E. De Amicis, Nuovi ritratti letterari e artistici, Milano, Fratelli Treves Editori, 1908.

E. De Amicis, Nel Regno dell'Amore- Paradiso e Purgatorio: Un Don Giovanni Innocente. Illustrato da G.Amato e R.Salvadori, Milano, Fratelli Treves Editori, 1908.

E. De Amicis, Nuovi Racconti e Bozzetti, Milano, Fratelli Treves Editori, 1908.

E. De Amicis, Ritratti Letterari, Milano, Fratelli Treves Editori, 1908.

E. De Amicis, Ricordi di Londra seguiti da una visita ai quartieri poveri di Londra di L.Simonin, Milano, Fratelli Treves Editori, 1909.
E. De Amicis, Ultime pagine: Il Cinematografo cerebrale, Milano, Fratelli Treves Editori,1909.

E. De Amicis, Primo Maggio, Milano, Fratelli Treves Editori, 1910.

E. De Amicis, Lotte Civili, Milano, Fratelli Treves Editori, 1910.

E. De Amicis, Novelle, Sesto San Giovanni, Madella, 1913.

E. De Amicis, Ai Ragazi, Milano, Fratelli Treves Editori, 1913.

E. De Amicis, Olanda, Sesto San Giovanni, Casa Editrice Madella, 1915

E. De Amicis, La vita militare. Bozzetti - Nuova edizione illustrata da Bignami, Patania, Paolucci, Ximenes, Amato e Colantoni, Milano, Fratelli Treves Editori, 1920.

E. De Amicis, Cuore, libro per ragazzi con disegni di A.Ferraguti, E.Nardi e A.G.Sartorio, Milano, Fratelli Treves Editori, 1927.

E. De Amicis, Francesco Tamagno, Palermo, Casa Editrice Salvatore Biondo, S.D.

Iconografia Deamicisiana


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