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dall'essere sapienti all'essere agenti


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Progettare con European Pedagogical ICT Licence - EPICT

Le nuove tecnologie dell'informazione hanno modificato il modo di interagire, conoscere e comunicare. I giovani di oggi crescono in questa realtà: giocano, imparano e parlano usando il linguaggio digitale. La scuola può fare suo questo linguaggio, per comunicare meglio con gli studenti e offrire una didattica più efficace. Lo scopo del Facilitatore e quello di sviluppare la capacità dell'individuo di rispondere al cambiamento, stimolando il processo "dell'imparare ad imparare." Come tecnologo ed esperto della materia mi sono reso conto che le metodologie informatiche stanno prendendo il controllo della didattica....dipende da noi limitare "i danni" di una scuola troppo virtuale. Lo studente deve sia essere coinvolto dalle nuove tecnologie informatiche dimostrando la sua abilità ( lo studene deve sapere da quello che sà) per poi essere coinvolto in progetti didattici naturali, dove il sapere si amalgama in un mix di indipendenza, di criticità, di comunicazione. In sintesi, lo studente non è più pedina di un sapere arido, ma parte integrante di un nuovo percorso didattico dove la formazione è il sapere co-costruito sia all'interno dei canoni formativi istituzionali, sia da quelli extrascolastici. La strategia addottata fornisce strumenti che aiutino e migliorano le capacità apprenditive, attraverso strategie attive volta a creare un ambiente familiare, dove l'autostima di sé si inserisce autonomamente in simbiosi con le altre figure del gruppo allo scopo di condivide interessi comuni. Nel caso dell'apprendimento si tratta d'individui con cui scambiare idee, da cui trarre insegnamenti, a cui dare consigli. Quando queste persone non condividono gli stessi interessi, si crea uno squilibrio generazionale-sociale dove la figura del Facilitatore si colloca come anello mancante tra paradigmi istituzionali esistenti e le nuove tendenze sociali. Nell'attuale società bisogna rispondere all'esigenza di integrare i percorsi formativi e professionali del personale impegnato nelle attività di comunicazione pubblica e istituzionale al fine di migliorare l'efficacia e l'efficienza di ogni attore coinvolto in questo strategico ruolo, cercando di stabilire relazioni e individuare somiglianze tra le cose è indispensabile per garantire flessibilità al ragionamento e favorire uno sviluppo cognitivo adeguato tenendo conto di:
a) Tempi di reazione
b) Rapidità e precisione
c) Selettività e concentrazione
d) Ampiezza dell'attenzione
e) Attenzione distribuita
f) Resistenza alla distrazione
g) Ricerca multipla
h) Percorsi interattivi
i) Analisi visiva
j) Strategie cognitive

Il progresso scientifico e tecnologico è divenuto talmente rapido da causare squilibri psicologici derivanti dal non sapersi adattare ad un presente che si trasforma continuamente. La tecnologia, soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione di massa, ha oggi un ruolo predominate. L'evoluzione tecnologica nel campo della comunicazione perciò è destinata ad influenzare sempre più i processi d'insegnamento-apprendimento, nella scuola e in qualsiasi altra situazione educativa; la tecnologia moderna offre alla scuola una vasta gamma di "macchine" la cui utilizzazione implica una ristrutturazione del sistema educativo che non si basa più solo sulla trasmissione della conoscenza, ma ne insegna i processi d'acquisizione.
Questi nuovi strumenti non vanno intesi come "sussidi " che semplicemente si affiancano all'insegnamento, ma devono essere contenuti nella "nostra cassetta degli attrezzi"per il raggiungimento dei nostri obiettivi. Altro fattore molto importante per iniziare un progetto didattico che tenga conto di criteri Pedagogici, sono:

1) Il coordinamento,
2) la coodecisione,
3) la cooperazione.

Concludendo, l'educazione riguarda ciascuno di noi, ad ogni età, perché attraverso l'educazione si costruisce la persona, e quindi la società. Per questo motivo leggendo le Lezioni Americane di Italo Calvino1, ho ritrovato il significato della parola Educazione. Calvino scrive che la parola "Educare "significa introdurre alla realtà e al suo significato l'uomo, indirizzandolo a quella libertà che insegni a stimare e amare se stessi frutto della nostra tradizione culturale in un mondo dove si parla di capitale umano e di educazione là dove l'educazione stessa comporta un rischio ed è sempre un rapporto tra le due libertà. Si fa un gran parlare e scrivere sull'introduzione delle nuove tecnologie come risorsa per l'apprendimento e l'insegnamento delle varie materie e nei diversi ordini di studio. Spesso oscillando tra un'impostazione fortemente teorica e metodologica ed un'altra più operativa e tecnologica. Internet è là, le sue pagine colorate cominciano ad esserci familiari in ogni momento della nostra vita, a casa, a scuola, in ufficio. L'offerta di documenti, di materiali, di esperienze non possono essere più ignorate: l'offerta formativa è diventata internet….un immenso sussidiario un po' disordinato, ma buono da consultare in ogni momento della vita, della nostra vita. Calvino conclude con questa metafora: "Segni allineati, fitti come granelli di sabbia che rappresentano lo spettacolo variopinto del Mondo in una superficie sempre uguale e sempre diversa, come le dune spinte dal vento del deserto". Questo messaggio arriva in un momento di metamorfosi culturale come quello che stiamo attraversando, e per realizzare tutti i nostri sogni in realtà bisogna unire i Mondi nel Mondo dentro al Mondo (W.W.W.) .

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Il "meta" tra L-elearning e il contesto EPICT.

Sviluppo e organizzazione delle TIC nella vita quotidiana scolastica in n.5 “mosse”:

1) Cambiamento
2) TIC come parte della società in evoluzione
3) Le scuole devono adattarsi alla nuova società
4) La scuola come organizzazione dinamica
5) La scuola come istituzione basata sul network

1)Cambiamento: Ciò che allora era ancora fortemente patrimonio comune, con sempre maggior intensità si è trasformato, fino a diventare elemento individuale. All’inizio del XXI secolo i genitori, nel cercare qualcosa per i propri figli, sono molto più critici (nel senso migliore del termine). Nelle scuole molte cose sono mutate: l’insegnamento pratico e quello basato su progetti fanno parte della quotidianità e anche lo studio Anzitutto è però cambiato il ritmo di vita di noi adulti e ha subito una forte accelerazione. Attraverso le possibilità offerte dalla tecnica siamo finiti in una situazione che caratterizza la tecnologia come strumento essenziale del nostro ambiente. La scuola oggi deve cercare nuove vie. Vanno rafforzati e introdotti in modo nuovo tutti quegli elementi che la scuola Alla nervosità del giorno d’oggi deve venire contrapposta la sicurezza che deriva dal ritmo con cui si svolge la vita della scuola. A contatto con il mondo tecnologico circostante, assumono grande importanza quelle attività artistiche che creano un ambiente con qualità umane. Affinché la tecnologia, nel senso di uno strumento, non venga trascurata, va appunto curata mediante insegnamenti mirati che siano all’altezza dei tempi basando il dialogare come imput di apprendimento socio-emozionale.
2)TIC come parte della società in evoluzione: Il mondo è caratterizzato da rapidi mutamenti, una crescente globalizzazione e una maggiore complessità in termini di relazioni economiche e socioculturali. La velocità di tali mutamenti si rispecchia nel contesto in cui vanno inserite le riflessioni sui futuri obiettivi dei sistemi di istruzione e formazione. Le nuove strutture economiche e le società sono sempre più basate sull’informazione e sulla conoscenza. In particolare sia sul posto di lavoro che nelle abitazioni il computer è ampiamente disponibile e questa relativa familiarità con le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) costituisce un quadro nel quale va pianificato il futuro dell’istruzione e della formazione non solo in ambito scolastico ma anche sfruttando il mutamento evolutivo attuale in corso che presenta tre evoluzioni ben distinte tra loro:
a) Lo sviluppo dell'individuo, che in tal modo può realizzare appieno il suo potenziale e condurre una vita di buon livello;
b) Lo sviluppo della società, in particolare favorendo la democrazia, riducendo le disparità e le disuguaglianze, sia fra gli individui che fra i gruppi e promuovendo la diversità culturale;
c) Lo sviluppo dell'economia, assicurandosi che le qualifiche della forza lavoro corrispondano all'evoluzione economica e tecnologica.
Le competenze di base che la società chiede all'istruzione e alla formazione sono quelle che forniscono all’individuo una solida base per la vita e per il lavoro. Pertanto includono competenze professionali e tecniche, nonché competenze sociali e personali, compresa la sensibilizzazione per l'arte e la cultura, che permettono agli individui di lavorare insieme ed essere cittadini attivi. Dato il ritmo sempre più accentuato dei mutamenti a livello sociale ed economico e in particolare data l’introduzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), occorre continuamente ridefinire il concetto di competenze di base e adattarlo regolarmente ai mutamenti.
3)Le scuole devono adattarsi alla nuova società: Anche l’Italia, come gli altri paesi, dovrà costruire la propria esperienza in questo settore, armandosi della consapevolezza che la scuola non può essere un’istituzione statica, ma un’istituzione che si trova in mezzo alla società. Quando la società cambia, anche la scuola deve cambiare e siccome la società cambia continuamente anche la scuola deve continuamente rinnovarsi. La scuola deve dialogare con la società contemporanea, se vuole rimanere fedele all’obiettivo di preparare gli allievi a viverla pienamente. Se la società diventa multiculturale, la scuola deve insegnare come vivere in una società multiculturale, e la scuola deve sostenere i ragazzi a costruirsi un’identità che permetta loro di non avere paura di confrontarsi e di dialogare con qualsiasi alterità. Gli insegnanti devono pensarsi come "mediatori" fra i loro allievi e il mondo contemporaneo. In Italia i progetti e le idee non mancano, ma è noto quanto sia difficile operare dei reali e profondi cambiamenti, anche se a livello istituzionale non mancano circolari e decreti ministeriali che richiamano l’importanza di pratiche scolastiche interculturali. Gli attuali programmi per la scuola elementare, per esempio, lasciano molti spazi per l’innovazione delle proposte didattiche in un’ottica interculturale tenendo presente linee guida sia scolastici che extra scolasici come:
a) Utilizzare ampiamente supporti collaborativi
b) Creare opportunità di interazione sensata fra tutti gli alunni
c) Accertarsi che l’alunno capisca il contesto didattico
d) Monitorare e verificare regolarmente gli apprendimenti degli alunni
e) Mirare ad un apprendimento che consenta all’alunno non solo di avere competenze comunicative interpersonali ma anche competenze curriculari
4)La scuola come organizzazione dinamica : Scuola, Società, Organizzazione,Relazioni, Saperi vengono costruiti attraverso la collaborazione tra insegnanti e alunni, che considera di primaria importanza la messa a punto di dinamiche cooperative. Sui suoi attori, proponendo strategie e tecniche di attivazione dei gruppi, di cooperative learning, di formazione per l’applicazione diretta nella scuola è quello di costruire una rete dinamica, un sistema sufficientemente stabile di relazioni, che possano essere sempre più efficaci e armoniose, nella convinzione che i legami che si creano tra/sui banchi di scuola possono costituire un’occasione plurima di apprendimento, crescita e cambiamento: ostenere i giovani durante il particolarissimo processo di formazione della loro personalità assecondando le naturali inclinazioni aiutandoli ad esprimere pienamente le loro potenzialità logiche, affettive, psicologiche, cognitive, intellettive, sociali (sviluppo dinamico individuale). Mot
5)La scuola come istituzione basata sul network : Articolare un nuovo assetto culturale-operativo, necessario al dominio della tecnologia non è cosa facile.... La Scuola deve farsi carico di assicurare a tutti i livelli una formazione generalizzata e approfondita delle tecniche e tecnologie dell’informazione e della comunicazione che costituiscono oramai sempre più "requisito di ammissione" alla vita attiva. La "multimedialità" non può essere considerata solo in chiave di procedure e di strumenti tecnici, ma costituisce essa stessa una dimensione culturale dalla quale non si può prescindere nel processo di costruzione dell’uomo, del cittadino e del lavoratore. Appare quindi essenziale la r diffusione della multimedialità in grado di incidere sulla struttura profonda dei processi di insegnamento e di apprendimento. Lo sviluppo delle tecnologie didattiche, pertanto, è sostanzialmente connesso a quello delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Perciò la rete siamo noi...ognuno deve essere maestro a se stesso, accettando il rischio di una navigazione senza confini, perciò la rete siamo noi..... dandosi una meta da raggiungere muovendosi secondo una propria rotta.

Attestato Facilitatore

ATTESTATO COMPETENZE FACILITATORE -EPICT (2013)

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI GENOVA


Nodo Nazionale EPICT Italia


Certificazione Pedagogica Europea sulle TIC

Competenze Facilitatore EPICT

Il Nodo Nazionale EPICT Italia – con sede presso il DIBRIS Dipartimento di Informatica Bioingegneria, Robotica e Ingegneria dei Sistemi dell’Università di Genova - rilascia l’attestato di Facilitatore EPICT, Certificazione Pedagogica Europea sulle TIC.

Facilitatori EPICT - formatori abilitati alla gestione delle classi dei corsi EPICT - sono docenti e formatori che abbiano conseguito la Certificazione EPICT Silver o Gold e che abbiano completato l’iter formativo previsto per la certificazione dei Facilitatori EPICT.

Competenza del Facilitatore EPICT è la formazione dei formatori all’uso pedagogico delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione. Le sue competenze specifiche attengono alle seguenti aree:

Consulenza per progetto di scenari di apprendimento innovativi che vedono l’uso delle Tecnologie per l’Informazione e la Comunicazione;

• Gestione di un portale e-learning;

• Gestione degli aspetti organizzativi di una classe che lavora a distanza;

• Gestione di strumenti di comunicazione a distanza.

Gestione degli aspetti relazionali (supporto e motivazione) in una classe virtuale:

• Comunicazione assertiva;

• Capacità a risolvere i problemi di lavoro di gruppo a distanza;

• Gestione di una comunità on-line.


Genova, 2 aprile 2013

Il Coordinatore del Nodo EPICT Italia
Prof. Ing. Giovanni Adorni

http://www.epict.it/

La comunicazione ha da sempre, rivestito un ruolo fondamentale nella vita interpersonale, tanto che si è spesso parlato della comunicazione come una forma di azione, consapevoli del fatto che il parlare è un’attività sociale attraverso cui gli individui stabiliscono e modificano le loro relazioni.Il processo comunicativo si realizza all’interno del contesto sociale e consiste nella trasmissione di un messaggio attraverso l’uso di un codice e di un canale, da un emittente ad un ricevente e viceversa. La comunicazione può quindi essere intesa come quel processo tramite il quale “si dice qualcosa a qualcuno” sulla base di motivazioni probabilmente per raggiungere determinati scopi in una specifica situazione (contesto). Il termine globalizzazione non rappresenta in modo preciso la situazione attuale delle comunicazioni e dei media perché in realtà alcuni paesi, alcuni territori, alcune popolazioni partecipano ad essa, mentre altri ne rimangono ai margini e altri ancora ne sono, almeno per il momento, totalmente esclusi per ragioni economiche e culturali. Questa però rappresenta solo la fase iniziale del processo comunicativo poiché si realizza completamente solo quando il ricevente comprende il messaggio trasmesso e fornisce una risposta a colui che ha inviato il messaggio. Risulta quindi evidente che alla base della comunicazione deve esserci una volontà, comune agli attori coinvolti nel processo, finalizzata alla costruzione di un significato condiviso.La comunicazione può essere quindi considerata a tutti gli effetti uno strumento dell’agire sociale dove è necessario considerare che: gli attori della comunicazione sono attori sociali, e come tali devono essere conosciuti per valutarne le motivazioni e gli scopi che d’altra parte vengono definiti in particolari contesti culturali.Quando si parla di comunicazione, si pensa sempre che la cosa più importante sia sapersi esprimere, ma non è così: l’arte più sottile e preziosa è saper ascoltare e questo è vero in qualsiasi forma di comunicazione, anche se apparentemente non è un dialogo. Naturalmente, ascoltare non significa usare solo l’udito, ma capire ciò che gli altri dicono e quali sono le loro intenzioni e proprio perché non vediamo le altre persone (e non possono correggerci subito, con una parola e con un gesto, se le capiamo male) dobbiamo essere particolarmente attenti nell’ascoltare e capire.La comunicazione ha sempre avuto un ruolo centrale nella storia degli uomini. Ovviamente è dipesa, nelle sue forme, dalle tecnologie del tempo ed è stato uno degli ambiti nei quali la modernità si è più prepotentemente manifestata.L’obiettivo di questo excursus attraverso i secoli ed anche i millenni, attraverso i pensatori e gli autori, i filosofi ed i teorici è stato rendere noto quanto l’uomo abbia da sempre avvertito la necessità di comunicare e quanto abbia desiderato avere interlocutori sempre più lontani, temporalmente e spazialmente: dai posteri che avrebbero potuto leggerne gli scritti, fino alla ricerca di un ipotetico “quid” nell’universo.La comunicazione, infatti, è un processo complesso, in cui entrano numerosi variabili, e non è imbrigliabile in rigide regole.I destinatari sono diversi, ma hanno in comune il bisogno di sapere cos’è la comunicazione, comprenderne i meccanismi, acquisire delle competenze e delle abilità per comunicare in modo efficace e controllare, per quanto possibile, i processi di comunicazione in quanto tutto ciò è richiesto nel lavoro, nelle relazioni sociali, nei curricula formativi. Sapere comunicare in modo efficace è vitale, in una società che si fonda sulla comunicazione, eppure, dobbiamo ammetterlo, la maggior parte di noi non sa comunicare o comunica in modo insoddisfacente. Sbagliamo il bersaglio più frequentemente di quanto non lo raggiungiamo; restiamo perplessi e stupiti quando gli altri non riescono a capire quello che abbiamo detto o scritto; riteniamo di essere più capaci a capire gli altri che a farci capire, tuttavia non c’è motivo per sentirsi insoddisfatti o di crearsi problemi per questo: è una situazione molto comune: sembra quasi che per la nostra specie la comunicazione sia una scommessa, in cui è più probabile sbagliare che indovinare l’esito, però non è una situazione immutabile, perché si può imparare a comunicare bene e con efficacia. Si può apprendere, con risultati sorprendenti, il come, il che cosa e il quando che fanno la differenza nella comunicazione, che costituiscono lo spartiacque fra successo e insuccesso nel comunicare.Se è vero che si può imparare a comunicare, è altrettanto vero che bisogna tenere ben presenti almeno due dati, per evitare di andare incontro a penose disillusioni. Il primo è che non si impara a comunicare con efficacia né in un giorno né in una settimana, anche partecipando a miracolistici corsi intensivi: occorrono tempo e addestramento continuo perché la comunicazione è un processo di scambio fra persone, una interazione. Se il successo del comunicare dipendesse unicamente dalle capacità di chi comunica, tutto sarebbe più facile, il fatto è che l’emittente non è solo, con i suoi schemi perfetti di comunicazione letti in qualche manuale o appresi da qualche guru; ci sono anche i destinatari del flusso di comunicazione, che reagiscono agli stimoli che ricevono, che possiedono una propria struttura cognitiva, emozionale ed esperienziale con cui interpretano quanto viene loro comunicato, che non sono, in breve, passivi ricettori e contenitori di tutto ciò che proviene dall’esterno.Il processo di comunicazione, inoltre, non si svolge in un luogo asettico, bensì in un contesto ambientale, emotivo, conoscitivo, tecnologico che per conto suo incide anche in misura rilevante sullo svolgimento della comunicazione, su cosa e come viene trasmesso e su cosa viene decodificato. Il secondo è che nessun testo potrà mai insegnare a comunicare, sia perché si impara a comunicare con l’esperienza e non con la teoria, sia perché ogni problema di comunicazione non ha una sola ma molteplici soluzioni, tutte corrette anche se fra loro nettamente contrapposte. Tutto il campo della comunicazione, infatti, è soggetto a variazioni continue e profonde e non può che essere così, perché la comunicazione è un fatto sociale, anzi il fatto sociale per eccellenza, e quindi è strettamente legata a tutte le dinamiche e le trasformazioni sociali. Come se ciò non bastasse, è anche profondamente condizionata dagli strumenti e dalla tecnologia che ogni epoca storica ed ogni società sviluppano e applicano alla comunicazione. E’ del tutto superfluo, a questo proposito, ricordare cosa sta avvenendo in questo periodo nella comunicazione a causa, per esempio, del fantastico sviluppo delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione, e del moltiplicarsi delle occasioni di contatto, per le più svariate ragioni commerciali, culturali, politiche, turistiche, migratorie, fra un numero crescente di persone che appartengono a culture diverse e possiedono specifici codici e modi di comunicare, Vale sempre l’avvertenza che le abilità del comunicare non sono apprese come formule matematiche e che sono efficaci se applicate con giudizio, intelligenza e, perché no, con cuore. Se non si tiene conto che la comunicazione è un tutto estremamente complesso, non una scienza esatta ma un’arte, le abilità descritte nei testi diventano un insieme di suggerimenti abbastanza privi di senso.La centratura sui bisogni del singolo fa sì che si prospetti un largo ventaglio di progetti formativi che devono prendere l'avvio dalle specifiche capacità da ciascuno acquisite assumendo un andamento flessibile in relazione sia alle esigenze che si manifestano con l'andare del tempo, sia alla necessità di cogliere al massimo le opportunità offerte dalle risorse umane e finanziarie esistenti. Ad essi farà riferimento la pedagogia del contratto, cioè motivare i giovani all'apprendimento, offrire loro una idea globale del mondo del lavoro dei suoi meccanismi e delle sue istituzioni e sviluppare la loro sicurezza, il loro spirito di iniziativa, la loro creatività affinché possano decidere ciò che vogliono fare sia a livello educativo che professionale.



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